Treviso, barista respinge cieca con cane-guida: "Niente animali"
Bar off limits per non vedente e cane guida. È accaduto di nuovo. Dopo il parroco della chiesa di Cassone di Malcesine, paesino in provincia di Verona, che ha fatto il mea culpa per aver cacciato via il quattrozampe di una fedele cieca presente alla funzione. E dopo la cameriera di una gelateria di Mira, sempre nel Veneto, che ha intimato di uscire dal locale la padrona di Giove, un affettuoso ed efficente Labrador, ora è la volta di una trentenne respinta da un bar di Piazza dei Signori a Treviso. La vittima ha presentato un esposto ai vigili urbani. Intanto i titolari alzano le mani: «In sala non sono ammessi animali, non l’abbiamo cacciata». E in quale altro modo si può definire il fatto di averle proibito di salire al piano superiore del locale, per uno spuntino? «Siamo soliti far entrare tutti cani, ma fino al bancone - spiega il titolare alla Tribuna di Treviso - Al piano di sopra no, tra l’altro quello era un momento in cui la sala era piena. In più la signora era insieme a tre vedenti e poteva farsi accompagnare da loro».
Il fatto risale allo scorso 20 gennaio, ma l’Unione Ciechi della città l’ha reso noto solo oggi. Nonostante Mayla, il labrador retrivier che segue come un’ombra la ragazza, avesse tanto di pettorina con la croce rossa stampata sopra e anche il particolare "guinzaglio" semirigido del cane, la giovane è rimasta fuori. La vicenda si commenta da sola. Ma vale senz'altro la pena ricordare ancora una volta che addirittura dal 1974 (Legge 37) «al privo della vista è riconosciuto [...] il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida», ciò che è stato confermato dalla successiva Legge 376/88. mentre la più recente Legge 60/06 ha stabilito che «i titolari degli esercizi [...] che impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l’accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.500».
Intanto l’Enpa si è schierata. «Insieme all’Unione Ciechi, di cui è partner nell’organismo di coordinamento delle associazioni di volontariato (il Forum del Terzo Settore), l’Ente Nazionale Protezione Animali – ha fatto sapere la sua presidente Carla Rocchi - adotterà tutte le iniziative opportune affinché persone non vedenti, oltre alla sofferenza per la loro condizione esistenziale, non abbiano a patire anche per la negazione di un loro diritto».
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